Un paradiso saturo e tante risate

Uno dei miei scrittori preferiti, Alain de Botton, ateo all’inverosimile, mi allieta con il suo “Romantic Movement“, un brillante romanzo, quasi un saggio, pieno di parole altisonanti. Mai nervoso, fluido, nevrotico a punti, reale come l’odore dei cavalli quando cavalcano vicino, senza poter desaturare il loro ispido puzzo a favore della bellezza tonica dei muscoli in movimento.

Citando la sua citazione “non è l’arte a imitare la vita, ma la vita a imitare l’arte” mi chiedo anche io, come Alain, se non sia solo un fine gioco di parole da borghese.

Epperò, la mattina porta idee e immagini, che solo chi viaggia prima o attorno all’alba conosce davvero. Sguardi addormentati, parole biascicate, e cispi negli occhi stanchi. Il viaggiatore pendolare è una bestia comune. Lo riconosci dal sorriso al bar, perchè è malinconico per la fine del viaggio, ma felice per la possibilitá di sgranchirsi le membra attrappite.

La bellezza, l’arte, la vita?

Guardo di sottecchi la compagnia di fronte a me, una donna di mezz’etá, non bella, non brutta, comune. Dorme a bocca aperta. Testa reclinata poggiata sul poggiatesta (nome appropriato), capelli lavati forse un giorno prima o più, senza la lucentezza della tipa in TV che usa solo pro-vitamina T per capelli splendenti.

La fila più avanti a lei, ma più vicina a me, quasi ginocchia a ginocchia, una ragazza sotto i 30, direi anche sotto i 25. Quasi sicuramente sotto i 20 se lo zaino non mi inganna, scarso, di gusto dozzinale, un 5€ al mercato o dal cinese. Sembra la prima donna da giovane, un’aspetto senza infamia e senza lode, che non noteresti. Testa inclinata a sinistra, verso il corridoio, bocca aperta quasi al limite della creanza, senza maleducazione, ma spinta da stanchezza e sonno perso.

Due donne sconosciute, a me, a loro stesse. Aria di seconda mano, condizionata, un po’ sporca, che respirano ad ampie boccate, inconsapevoli del guardone che scrive di loro mentre cercano di ritagliarsi una mezz’ora di sonno.

 

La bellezza?

Mi chiedo se sono belle. Sono belle secondo voi? Voi le immaginate belle? E ancora, loro, si vedono belle? Credo di si, lo spirito umano ha delle doti di fantasia, e il corpo necessitá di autostima.

L’arte?

Le guardo e mi ritrovo a sovrapporre alla loro posa, immagini plastiche di statue di marmo bianco, trasfigurando la loro espressione di reale beatitudine per 30 minuti di riposo con muscoli tirati prima del lancio del disco; o con il cappello a tesa alzata di lato mentre baciano l’amore rivoluzionario in un quadro visto troppe volte.

La vita?

Capisco cosa intende con la vita imita l’arte. Siamo noi cretini di ogni tempo che reintroduciamo nella realtá la fiction delle storie che abbiamo letto, e le immagini patinate di ritocchi fotografici.

Il paradiso?

Penso a quanto mi hanno indottrinato ad immaginare un paradiso bianco, tutti con le ali, anche Paolo Bonolis che beve il caffè, San Pietro con le chiavi e le nuvole a pavimento. È la vita, o è l’arte?

Se ripercorro velocemente un po’ di passaggi letti infrequentemente nelle letture domenicali, cose tipo gli ultimi capitoli dell’apocalisse, la fine di Isaia, o Daniele 12, ma anche il gotico Ezechiele, trovo sciocco immaginare questi uomini pallidi, alati e annoiati, senza amplessi, e persi nella vista di Dio.

Daniele 12 racconta di sentimenti di amore e di rammarico nell’aldilá, molto introspettico, e poco caricaturistico alla moda del forcone corna VS ali e arpe. Quando è entrata l’arte medievale + rinascimentale nelle nostre teste illeterate?

Ezechiele 40-48 racconta di un tempio, cubico, gigantesco. Apocalisse di una cittá con dentro i beati e fuori i malinconici che hanno chiuso il loro cuore.

 

L’arte che dovrebbe imitare!

Leggete Isaia 65:17-25, e trasformiamo l’arte del paradiso e inferno da macchiette in un mondo nuovo e una terra nuova, piena di  amore, di gloria di Dio, di gioia, senza malattia, senza guerra, dove si lavora ancora, per Dio, e non per i derivati o per qualche BTP di vecchia memoria. Si mangia, si spala, si cucina, si canta. Insomma SI VIVE.

Il paradiso?

Ecco come immagino il paradiso (significa  giardino dal persiano?), con colori saturi, come un film quando giri i colori verso il massimo, con il nero al 100% che più nero non si può. Donne che dormono beate a bocca aperta, e uomini che lavorano i campi senza sudare. Non si muore ma non ci si annoia, nemmeno dopo mille anni. Probabilmente le barzellette le racconta il Padre Nostro, e Gesù finalmente si piega di risate insieme a noi, perdonati finalmente.

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One thought on “Un paradiso saturo e tante risate

  1. “Siamo noi cretini di ogni tempo che reintroduciamo nella realtá la fiction delle storie che abbiamo letto, e le immagini patinate di ritocchi fotografici”

    Hai proprio ragione caro Serpentium (con un nome così la Intel sarebbe felicissima di averti come sponsor…), siamo in qualche modo vittima e carnefice di noi stessi, scimmie e pappagalli di modelli di vita artefatti che vorremmo imitare e che – se va bene – scopriamo essere incompatibili con le nostre circostanze e la nostra natura (di peccatori – ok l’ho detto).

    Sai, io in questo periodo mi sono messo a dieta e questo mi ha fatto riflettere un po’ sulle stesse cose: ho eliminato tutto ciò che era veleno per la saluta e il guardaroba, ho riscoperto il piacere delle camminate al tramonto con mia moglie, senza un what’s up che ci strappa dal nocciolo dellle questioni ogni 10 secondi e con la semplice gioia di essere lì, insieme, a condividere il tempo, il proposito, a volte la Bibbia.

    Non mi pare di aver visto questo in qualche film, pubblicità o reality, dunque credo di potermi escludere dalla categoria delle scimmie e dei pappagalli; tuttavia non sono nemmeno l’artista o l’inventore: allora costa sto imitando?

    Credo sia l’eco di quel paradiso che attende tutti noi che siamo stati afferrati da Cristo; è come un diapason che senti dentro e che risuona quando leggi la Parola di Dio e scopri cos’è davvero la gioia, dove trovare la pace, per cosa valga la pena vivere. Qualcosa ti si muove dentro, e quando ti lasci andare nel fiume dell’ubbidienza e vivi ciò che vale la pena vivere… Allora non è più arte, film e pubblicità, ma è la tua immagine che un pochino comincia a somigliare a quella del Re dei re e Signore dei signori; e tutto succede senza nemmeno che capisci bene come sia possibile: ma del resto se fosse opera d’uomo, sarebbe arte; siccome invece è opera di Dio, la chiamiamo grazia. Serve ancora la TV? 🙂

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